BRIGATA STIRNER: Nessuna Paura, Keine Angst, Sin Miedo, Pas Peur, No Fear.

BRIGATA STIRNER: Nessuna Paura, Keine Angst, Sin Miedo, Pas Peur,  No Fear. - BRIGATA STIRNER

BRIGATA STIRNER

presenta

 NESSUNA PAURA
 

 

 

una produzione Spettro records

www.spettrorec.com 

 

SIGNAL FESTIVAL VII - CAGLIARI, 29 novembre 2012

SIGNAL FESTIVAL VII - CAGLIARI, 29 novembre 2012 - BRIGATA STIRNER

BRIGATA STIRNER

presenta

LE VIGILI CATALESSI

da un racconto di J.G.Ballard



Il  progetto “LE VIGILI CATALESSI” si propone di tradurre in musica, azione scenica e immagini video le riflessioni sul tempo che hanno ispirato il racconto “The voice of time” (1960) di James G. Ballard. Viene presentato per la prima volta dal vivo, durante la settima edizione del SIGNAL Festival, giovedì 29 novembre 2012 a CAGLIARI, alle ore 22 nello Spazio SEARCH (Palazzo Civico – Largo Carlo Felice, 2). Brigata Stirner per l'occasione si avvale della collaborazione in scena di William Francese e Rea. La realizzazione del video è di Svart1.

BRIGATA STIRNER: YUKE YUKE NIDOME NO SHŌJO - RASSEGNA "SOLO IL MIO NERO"

  

 

BRIGATA STIRNER

presenta

 
Yuke Yuke Nidome No Shōjo

sonorizzazione live del film di Kōji Wakamatzu

 

RASSEGNA "SOLO IL MIO NERO"

a cura dell'associazione HIERRUNIEDDU

CAGLIARI - CINETECA SARDA - 23 marzo 2013 -ore 20.30



Wakamatsu Koji:  regista nipponico nato nel 1936  e recentemente scomparso (nel 2012 ) che ha girato oltre cento film di cui numerosi film erotici del genere pinku eiga che si discostano dagli altri prodotti seriali per stile e originalità delle situazioni. Nel suo cinema l’ossessione sessuale si combina spesso con l’orrore per la nascita, inizio del rapporto soffocante tra l’uomo e la società, responsabile di turbe e violente pulsioni.  In gioventù dopo gli studi di  agraria  inizia a lavorare come operaio e fattorino. La sua affiliazione ad una gang della Yakuza gli costa la prigione. Esce dal carcere a 23 anni ed entra nell'industria televisiva come assistente alla regia.  Esordisce nel cinema con produzioni pulp e di genere porno softcore (pinku eiga).  Nel proprio paese fin dall'inizio degli anni sessanta è autore di decine di film  erotico-pulp.  Un suo film del 1965  kabe no naka no higemoto (amore dietro i muri), presentato al festival di Berlino senza il benestare della federazione cinematografica giapponese, solleva numerose polemiche.   In seguito fonda una propria casa di produzione attraverso la quale permette a giovani registi contemporanei, molti dei quali passati poi ad altri generi, di muovere i primi passi nel mondo del cinema e con la propria factory cinematografica Wakamatsu Production, diventa  uno degli autori di spicco del cinema sperimentale giapponese degli anni sessanta e annovera nella sua filmografia titoli che vanno al di là del genere per penetrare una più profonda e morbosa riflessione umana (Embrione, 1966).  Nel 1976 ha prodotto il film erotico di Nagisa Oshima “ecco l’impero dei sensi”. 

Yuke Yuke Nidome No Shojo. 1969. (Su, su, per la seconda volta vergine)

« dai, dai. sei vergine per la seconda volta. la gioia dell'amore, la nitroglicerina della passione. » prodotto a bassissimo costo, questo film di Wakamatsu, considerato uno tra i più famosi, è stato girato in soli quattro giorni e con l'utilizzo di un'unica location, il condominio dove viveva lo stesso regista. Quasi tutte le riprese sono state effettuate in un unico take, molte con la cinepresa a mano. Come per molti altri film di Wakamatsu di quel periodo, il budget a disposizione era di appena un milione di yen. E' un film cupo e violento. A tratti disturbante, che lascia con l’amaro in bocca. Il sottile rapporto che lega amore e morte, tema portante di centinaia di film, viene qui sviluppato con grottesca originalità e con un senso di rassegnazione che a tratti lascia interdetti. Non c’è speranza nel film di Wakamatsu, e la scelta di coprire diegeticamente uno spazio fisico e temporale ristretto non fa che sottolineare l’estrema solitudine dei due protagonisti. Il film, anche per questi motivi,  è stato visto come un attacco del regista agli standard misogini del pinku eiga,  genere cinematografico molto diffuso in Giappone,  in cui egli stesso figurava  tra i principali autori. 

(Dal libro di Nicola Boari: Wakamatsu Koji  Il piacere della distruzione)